Episodio 18 – L’esame di maturità

Dal Blog

In questo episodio parleremo del famigerato esame di maturità, che da decenni traumatizza tutti gli studenti italiani, apparendo nei loro peggiori incubi anche a distanza di anni.

Vedremo com’è strutturato questo esame, qual è il suo significato nella cultura italiana, cosa ne penso io (anche sulla base della mia esperienza personale) e vi darò anche un consiglio cinematografico. Buon ascolto!

Nell’episodio cito anche una canzone famosissima dedicata proprio all’esame di maturità e un film ispirato a questa canzone. Vi lascio qui i video!

Notte prima degli esami – Antonello Venditti

Notte prima degli esami (film, 2006, trailer)

Trascrizione

(0:01)

Eccoci qui. Allora, come promesso, in questo ultimo episodio sul sistema educativo italiano volevo parlare dell’esame di maturità, poi volevo consigliare un film su questo argomento e, infine, spiegare brevemente come funziona l’università in Italia. Allora, partiamo dall’esame di maturità.

(0:21)

Come dicevo, è un esame che bisogna fare alla fine del percorso dell’obbligo della scuola superiore. È un esame molto impegnativo e i professori iniziano a spaventarti riguardo a questo esame già dalla prima superiore, ma in realtà anche già alle medie. Cioè, quindi tu ti fai tutta la scuola praticamente con questa minaccia finale dell’esame di maturità.

(0:45)

Allora, il termine maturità in italiano ovviamente indica l’aver raggiunto l’età adulta, l’età matura, cosa che ovviamente oggi non è più così. Magari un tempo una persona a 19 anni era adulta, ma adesso non è più così, sicuramente. Però quello sarebbe l’obiettivo di questo esame.

(1:09)

Ed è, infatti, a tutti gli effetti un esame difficile, perché è diviso in quattro prove che poi dipendono, sono specifiche, di ogni tipologia di scuola che abbiamo visto nello scorso episodio sulle tipologie di scuola superiore. Però, allora, la prima prova che è il tema. Il tema d’italiano è uguale per tutti.

(1:31)

Quindi è una prova d’italiano, cioè io devo scrivere un tema, quello che in inglese possiamo chiamare essay. E, tendenzialmente, non è uno scritto sulle mie opinioni, ma può essere un analisi, o almeno, posso anche mettere le mie opinioni, però soprattutto per lo più è un’analisi del testo, oppure può essere un saggio breve, un tema argomentativo, un articolo di giornale. Queste sono le diverse opzioni che sto dicendo adesso.

(2:08)

Poi, se non ricordo male, c’era anche il tema storico, di argomento storico, e sì, che in realtà, ora che ci penso bene, c’era anche un tema libero, però in realtà era il più rischioso, perché era meno facilmente valutabile, quindi in realtà era più rischioso. Il tema in italiano, appunto, è una composizione scritta che deve rispettare dei certi criteri, a seconda della tipologia. Poi, la seconda prova è quella di indirizzo.

(2:45)

Allora, se sentite dei bip bip, perché sotto a casa mia ci sono dei camion tutti i giorni, e vabbè, spero che non si senta troppo. Quindi, cosa stavo dicendo? Allora, la seconda prova è quella di indirizzo, e quindi ogni scuola avrà una cosa diversa. All’Iceo Classico, che è quello che ho fatto io, si alternano ogni anno una versione di latino o una versione di greco.

(3:09)

Che cos’è una versione? È una traduzione, quindi è una traduzione fatta col vocabolario da un test originale, quindi non adattato originale, greco o latino. L’anno che ho fatto io l’esame è uscito greco, se non ricordo male era luciano. E la particolarità è stata che io quell’anno… Allora, io col latino e con il greco ho sempre avuto una storia un po’ particolare, nel senso che in traduzione sono sempre stata abbastanza brava, fin dal primo anno, perché comunque erano lingue e io ho sempre avuto un’intelligenza abbastanza portata per le lingue, o comunque mi interessavano, ecco.

(3:59)

Quindi non ho avuto enormi difficoltà per quanto riguarda la traduzione. Però poi, dal terzo anno in poi, ho avuto un professore di latino e greco che io, possiamo dirlo tanto, non penso che ascolterà questo episodio di podcast, io lo odiavo. Mi ha rovinato gli anni del liceo, è una persona che proprio odiavo, e penso che l’odierei ancora se la incontrassi.

(4:33)

Comunque, di conseguenza detestavo studiare la sua materia, proprio per me è stato un incubo. Io ancora ho gli incubi delle interrogazioni di greco alla prima ora. Quindi, cosa stavo dicendo, la traduzione è una cosa che a me tutto sommato mi piaceva, la grammatica è una cosa che a me è sempre piaciuta, e che onestamente non studiavo neanche più di tanto, ci arrivavo abbastanza facilmente.

(5:01)

Cioè, la studiavo per poi le interrogazioni orali, ma il programma di letteratura io proprio avevo un rigetto, ma non tanto perché non mi piacesse la letteratura di per sé, ma proprio perché avevo un rigetto per questo professore e per la sua materia. Però poi le interrogazioni vertevano anche sulla grammatica, ma prima sarà una bella parte proprio sulla letteratura. E nelle interrogazioni, allora io mi sono dimenticata di dire una cosa molto importante della scuola italiana, ovvero che c’è moltissimo questa cultura degli esami orali, cosa che poi ci sarà anche all’università.

(5:44)

Quindi, se noi abbiamo durante l’anno le verifiche scritte, che sono programmate, perché il professore ci dice la verifica sarà al giorno x, y, le verifiche orali, che si chiamano interrogazioni, che ricorda un po’ la parola interrogatorio, quella polizia, è più o meno il concetto possiamo dire che è quello, non sono programmate più delle volte le interrogazioni, almeno ai miei tempi non lo erano, non so se adesso hanno fatto delle riforme per cui è diverso. Quindi il professore entrava in classe, io ne avevo una per esempio che aveva un dado a 30 facce, lo tirava e diceva ok 5 e 15, a ogni numero corrispondeva una persona sul registro e queste persone venivano interrogate. Quindi ogni giorno c’era quest’ansia di dover andare in piedi davanti al professore, davanti a tutta la classe ed essere interrogato davanti a tutti.

(6:43)

E non avevi tanto tempo per pensare, quindi tu dovevi rispondere argomentando, parlando bene e all’università gli esami sono quasi tutti così. Cosa penso io delle interrogazioni? Allora in realtà io penso che aiutino moltissimo a imparare a parlare e anche a gestire le situazioni poi di stress, le situazioni sociali di stress in cui bisogna parlare davanti agli altri, cioè sono proprio un corso di quello che adesso si chiamerebbe public speaking. E quindi io penso che a me abbiano insegnato delle cose molto utili, io poi sono sempre stata una persona molto timida in realtà, quindi dover allenarmi ogni giorno a parlare davanti agli altri mi ha aiutato tantissimo.

(7:34)

Quello che magari tornando indietro farei diverso dal fatto che fossero così a sorpresa, perché l’interrogazione di per sé e il fatto di dover parlare davanti agli altri io penso appunto che fosse molto utile. Il farla così a sorpresa e di far vivere gli studenti in questa ansia costante, mi ricordo proprio io l’ansia che ho avuto per le interrogazioni della prima ora di latino e di greco io non l’ho mai più avuta per niente nella mia vita, cioè né a un colloquio di lavoro, né all’università, né se ho dovuto dichiarare i miei sentimenti a qualcuno, niente, proprio penso che sia stata la cosa che più mi ha dato ansia proprio in tutta la mia vita. E tuttora ogni tanto ho incubi sulle interrogazioni, è una cosa rara però ogni tanto capita, e ovviamente ci sono cose più gravi nella vita, non è che insomma non scherziamo, però è stato veramente secondo me molto impegnativo e ecco tutta questa parte di angoscia, e non me la sono vissuta solo io così perché ero particolarmente ansiosa, anzi al liceo tante volte me ne fregavo anche di studiare eccetera.

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Insegnante certificata di italiano e inglese per adulti, appassionata di lingue, letteratura e relazioni umane. 

Amo i film, scrivere e fare torte . 

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