Ho scritto questo articolo nel periodo di Natale, ma mi ero dimenticata di pubblicarlo, quindi lo pubblico adesso fuori stagione, mentre fuori si muore di caldo e io rimpiango la neve e la cioccolata calda 🙂

Se c’è un film che amo guardare in inverno, quello è il Dottor Živago! La neve, il ghiaccio, le slitte notturne tra le strade di Mosca, i manicotti di pelliccia. Questo è il film perfetto per Natale secondo me, altro che “Una poltrona per due”!
La Russia è sempre stato un Paese che percepivo come misterioso e lontano, eppure ne sono sempre stata così affascinata, fin da quando da bambina guardavo il cartone Anastasia o leggevo il mio libro di fiabe russe (di cui non riesco a ricordare il titolo).
Nei miei primi anni adulti ho letto diversi classici russi, come Anna Karenina, Il Maestro e Margherita, Delitto e Castigo e i racconti di Cechov. Sull’onda di questo fascino, al momento di decidere quale lingua studiare all’università, scelsi il russo. Non tanto guidata da una passione maturata nel tempo, ma spinta dalla curiosità per un mondo di cui sapevo poco o nulla, ma che mi aveva fatto provare forti emozioni.
Il Dottor Živago era uno di quei film che ogni tanto davano in televisione e non avevo mai visto veramente dall’inizio alla fine. Ricordavo la scena in cui Lara va a teatro con Kamarovskij, oppure quando Jurij torna a casa e la trova abitata da una cinquantina di famiglie del popolo. E poi mi ricordavo la scena in cui Lara e Jurij si nascondono nella casa di ghiaccio. La prima volta che vidi il film per intero avevo circa vent’anni. E poi i ricordi si mescolano con l’esame di letteratura russa 3 sulla letteratura ai tempi della rivoluzione, che ho studiato almeno tre volte, senza darlo perchè ci tenevo a prendere un bel voto (alla fine ho preso 29). La lettura del romanzo, la vita personale di Boris Pasternak, le immagini del film, tutto si intreccia e si mescola.
Così, questo Natale, ho deciso di riguardare per intero il film il Dottor Živago. E come già immaginavo, mi è piaciuto di nuovo. Forse un po’ lungo, forse un po’ lento. Ma mi è piaciuto e mi ha fatto venire nostalgia per gli anni in cui studiavo letteratura russa, per il viaggio a San Pietroburgo che abbiamo fatto con l’università.

Belli i costumi, bella la fotografia e la musica, soprattutto il “Tema di Lara”. Ma il grande punto di forza di questo film, così come del romanzo, sono i due personaggi principali e il tipo di amore che vivono. Jurij non è il tipico eroe, è un uomo debole, spesso e volentieri trascinato dagli eventi, ma che comunque, decide fino all’ultimo di vivere e di amare e non si lascia mai intortare dagli slogan rivoluzionari. Sballottato da una parte all’altra della Russia, diviso tra l’amore per due donne, incapace di lasciare sia l’una che l’altra (situazione che condivide con l’autore Pasternak), Jurij non perde mai se stesso e la sua umanità.
“Bisogna essere di un’irrimediabile nullità per sostenere un solo ruolo nella vita, per occupare un solo ruolo nella vita, per occupare un solo e medesimo posto nella società, per significare sempre la stessa cosa.”
Lara invece è una donna forte e passionale, ma anche lei si trova spesso vittima del destino, come tutti gli altri personaggi del resto, travolti dalla Rivoluzione. Appena diciassettenne, Lara si frequenta con il suo futuro marito Pasha e si dedica agli studi, ma vive una relazione torbida con il molto più grande Kamarovskij, senza che si capisca mai chiaramente quanto è lui a trascinarvela dentro e quanto è lei a volersi lasciare trascinare in questo sentimento oscuro. Secondo me in Lara, c’è una profonda curiosità per l’oscurità anche se poi decide di prendere un’altra strada, sposando Pasha, prima che lui diventi un convinto rivoluzionario e l’abbandoni. La cosa che mi piace di lei, è che vive le passioni e i sentimenti a fondo, ma senza mai lasciare che essi la spezzino.
“Io non amo la gente perfetta, quelli che non sono mai caduti, non hanno inciampato. La loro è una virtù spenta, di poco valore. A loro non si è svelata la bellezza della vita.”
L’amore tra Lara e Jurij è un sentimento adulto e maturo per entrambi. Fin dall’inizio sembra che siano destinati a incontrarsi, come se tra di loro ci fosse un legame profondo e indissolubile. Ma la vita li porta insieme al momento giusto, senza fretta. Mi piace che si tratta di un amore intenso, ma senza gelosie, profondo, ma senza mai essere urlato. La vita li porta vicini e poi lontani tante volte, eppure il loro sentimento rimane costante, come se semplicemente fosse destinato ad essere vissuto.
Ricordo che ai tempi dell’università studiai molto volentieri per questo esame e provai un’innata simpatia per Pasternak e per la sua visione poetica del mondo. Un uomo che sceglie sempre di amare la vita e di rimanere fedele a se stesso, nonostante tutte le difficoltà e il dolore che inevitabilmente si vive. E questo è il messaggio ultimo del Dottor Živago: sfuggire da chi cerca di vendere l’idea di una vita perfetta nel futuro che implica la distruzione di quella che stiamo vivendo adesso, ma andare a fondo nell’autenticità della realtà con tutte le sue contraddizioni.
“Che bello essere vivi, pensò. Ma perché fa sempre così male?”
“La vita, se volete saperlo, è un elemento che continuamente si rinnova e rielabora da sé, che da sé si rifà e si ricrea incessantemente, sempre tanto più alta di tutte le nostre ottuse teorie.”

