Ecco il nono episodio Messaggi Vocali – Podcast di italiano!
In questo episodio parlo di cosa significa tornare nel proprio paese d’origine dopo aver vissuto all’estero: il rientro a casa è davvero un fallimento oppure può essere qualcosa di completamente diverso? Una riflessione sulle partenze e sui ritorni, sulle radici e sul senso di appartenenza, ma anche sulla stanchezza, sull’identità e sui nuovi inizi possibili. Un episodio che esplora il significato di “fallimento” e mette in discussione ciò che vuol dire davvero sentirsi “a casa”. Buon ascolto :)
👉 Leggi qui un breve articolo che ho scritto in inglese su questo argomento
Trascrizione
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In questo episodio volevo parlare di un argomento che penso possa essere interessante per tante persone e di cui forse non si parla moltissimo, ovvero: cosa vuol dire tornare a casa dopo che siamo espatriati? È un segno di fallimento? Perché penso che sia una cosa che si chiedono in tanti dopo magari aver passato tanti anni all’estero e poi, per diversi motivi, si ritrovano a tornare. Penso che sia abbastanza comune vivere questa cosa come un segno di fallimento. Intanto definiamo un po’ che cosa vuol dire fallimento, che secondo me è una parola a cui forse siamo un po’ allergici nella nostra cultura, forse perché siamo cresciuti con l’idea che non si possa sbagliare.
(0:50)
Ma adesso invece ho l’impressione che, un po’ in risposta forse a questa cultura eccessivamente severa sul fallimento, adesso sento che forse c’è la mentalità opposta, cioè che no, non si sbaglia mai, non erano sbagli, erano solo lezioni, se tornassi indietro rifarei tutto, altrimenti non sarei la persona che sono adesso, eccetera, eccetera, eccetera. Io devo dire che mi sento abbastanza critica verso questo tipo di mentalità. Intanto io penso che il fallimento esista, penso che l’errore esista. Poi ognuno ha la sua idea e non è che ci siano risposte universali, però se non esistesse il fallimento forse non esisterebbe neanche il successo, è un po’ l’altra faccia della medaglia.
(1:40)
Detto ciò, e questa è la cosa importante da ricordare, non è la fine del mondo. Il fallimento per me è quando non riusciamo a ottenere una cosa che per noi era molto importante ed è giusto soffrire per questo, perché se no non sarebbe stata una cosa importante, e ogni fallimento è un po’ come se fosse una piccola morte a cui dobbiamo fare un funerale e per cui ci sarà un lutto, ed è giusto così. L’importante appunto è distinguere cosa è importante per noi e cosa invece magari è importante per la società e per noi non lo è. Ma secondo me negare l’esistenza del fallimento e volerlo rendere necessariamente come una cosa positiva credo che possa essere anche un pochino pericoloso.
(2:35)
Perché? Perché ci spinge a dover essere grati di cose di cui invece non vogliamo e non dobbiamo essere grati. Nella vita ci sono anche degli incidenti di cui non c’è nulla di cui essere grati, però ci sono. Perché appunto a volte ci sono sicuramente fallimenti, errori che ci insegnano qualcosa, ma ce ne sono anche altri che onestamente secondo me non ci insegnano niente che non sapessimo già. E anche se invece imparo qualcosa da un fallimento non vuol dire che io non avrei comunque imparato qualcosa di utile attraverso un’esperienza positiva, quindi se non avessi sbagliato.
(3:16)
Perché a volte fallire, a fallire non è che necessariamente si imparano solo buone lezioni. A volte imparo anche delle lezioni negative e che poi devo investire un sacco di tempo per disimpararle. Per esempio, se fallisco troppo posso anche credere, iniziare a credere, che non sono abbastanza brava, che non vado bene e questo tipo di cose. Quindi secondo me il fallimento, ripeto, esiste ed è giusto
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