Ecco il tredicesimo episodio di messaggi vocali!
In questo episodio riflettiamo su una frase che si sente sempre più spesso nel mondo dell’apprendimento delle lingue: “Non è colpa tua se non sei ancora riuscito a imparare l’italiano (o qualsiasi altra lingua).” Ma è davvero così?
Parliamo di responsabilità, motivazione, costanza e del ruolo dell’insegnante, cercando di distinguere tra ciò che dipende davvero dal metodo e ciò che, invece, dipende da noi. Condivido anche alcune esperienze personali, sia come studentessa sia come insegnante, e metto in discussione alcune strategie di marketing molto diffuse nel settore delle lingue.
Se stai imparando l’italiano e ti sei mai chiesto perché fai fatica a fare progressi, questo episodio ti offrirà uno spunto di riflessione diverso dal solito.
Trascrizione
(0:01)
Ciao a tutti. Allora, oggi, come avete visto, ho usato un titolo che forse può essere un po’ polemico, ovvero, davvero non è colpa tua se non sei riuscito a imparare l’italiano? Perché? Allora, io non voglio accusare nessuno, non voglio che nessuno si senta in colpa, però da cosa è scaturita questa mia riflessione? Allora, io ovviamente insegnando lingue, il mio algoritmo lo sa, e quindi vengo bombardata di contenuti, sia su YouTube, i social, eccetera, di altre persone che insegnano lingue, cosa che è molto positiva, perché ho sempre tanti spunti e idee e ispirazioni. A volte è un po’ negativa, perché anche quando non sto lavorando mi sento sempre raccontare un po’ le stesse cose, e parlare di lavoro, che è una cosa che non amo particolarmente.
(0:58)
Però questo è un po’ il problema della nostra epoca, che se noi siamo in un qualche ambito, i social ce lo ricorderanno sempre, anche se ce lo vogliamo dimenticare. Detto ciò, che cosa ho notato? Che spesso chi insegna una lingua usa sempre questa retorica, o almeno questa è una strategia di marketing che io vedo continuamente, continuamente ripetuta per tutte le lingue, in tutte le salse, più o meno sento sempre un po’ questo discorso, ovvero, “non è colpa tua se non hai imparato l’italiano, o l’inglese, o che altro. No, era l’insegnante che non era bravo, era l’insegnante che non era madrelingua, erano i libri tradizionali che sono noiosi e pieni di grammatica, era il governo, era il sistema, era non so che altro.” Però viene sempre data la colpa a qualcos’altro, oppure è che non avevi il metodo giusto, non avevi la strategia giusta. Io invece ho il metodo giusto, ho la strategia giusta, comprala.
(2:11)
Questa è un po’ la solfa, sempre. E devo dire, io l’avevo già notato da un po’ di tempo, che ogni volta che vedevo un messaggio, un contenuto di questo tipo, mi prudevano le mani, mi si urtava un po’ il sistema nervoso. Allora, perché? mi sono chiesta. È perché sono strana, irascibile? Beh, un po’ sì, nel senso che ci sono tante cose che mi urtano il sistema nervoso.
(2:41)
Però mi sono detta, è solo questo il motivo? Non credo. È che sono invidiosa di queste persone che hanno costruito una buona strategia di marketing? Un pochino magari sì, eh per carità. Io di marketing non ne capisco tanto, sto cercando di imparare un po’.
(2:59)
Ma non è il mio, diciamo che non è il mio campo. Però sicuramente quando vedo altre persone, magari che sono più avanti di me con il loro progetto, più che invidia direi, li ammiro. Devo dire, se penso di avere un pregio, penso di essere una persona che non ha problemi anche a guardarsi le cose brutte dentro e a riconoscerle.
(3:20)
Quindi se proprio fosse un problema di invidia, penso che dentro di me almeno lo ammetterei. Invece no, non è neanche l’invidia. Cos’è quindi? Da cosa arriva questa irritazione? Mi sono proprio resa conto che sia da studentessa, perché io li guardo sempre con sia l’ottica dello studente che con l’ottica dell’insegnante, quindi sia da studentessa che da insegnante, mi dà un fastidio perché io non sono d’accordo col fatto che non sia colpa tua.
(3:51)
Poi, forse la parola “colpa” è un po’ pesante. Nel senso, in italiano, ma così come anche nelle altre lingue, la parola colpa è figlia di un retaggio cristiano. Che non è né giusto né sbagliato, però l’importante è essere consapevoli.
(4:10)
La mia professoressa di filosofia del liceo, la simpaticissima… non dirò il suo nome però, devo dire che una persona insomma che non mi ha lasciato solo bei ricordi, però è stata estremamente brava a farmi notare la società in cui vivo, nel senso a farmi rendere conto un po’ cosa c’è dietro. E anche quanto l’Europa in realtà, o l’Occidente in generale, è ancora molto figlio di un retaggio cristiano. Ed è importante accorgersi di questa cosa.
(4:42)
Poi, tante idee sono passate sotto altre forme, però sempre lì vengono. Quindi, la colpa è una cosa appunto morale, è un discorso morale. Quindi, commettere la colpa vuol dire commettere un peccato, una cosa che poi ci rende una cattiva persona.
(5:04)
E io mi potrò sentire una cattiva persona che ha commesso un peccato perché non ho fatto i compiti d’inglese? Non mi sembra il caso. Quindi, non scomodiamo termini così importanti, ma usiamo un’altra parola, ovvero responsabilità. Quindi, riformulo la domanda.
(5:27)
Davvero sei sicuro, sei sicura che non è una tua responsabilità se non hai imparato l’italiano fino ad oggi? O l’inglese, o il turco, o quello che vuoi. Perché io qui ci rifletterei? Nel senso, intanto, se io mi prendo la responsabilità delle mie azioni, posso anche poi avere un controllo di queste azioni. E non vengo abbindolato dal primo che vuole semplicemente farmi sentire capito per vendermi qualcosa.
(6:06)
E poi, appunto, soprattutto posso far qualcosa io. Se riconosco che a un certo punto qualcosa io l’avrò anche sbagliato. E spesso, secondo me, è così. Poi, non è che il discorso è se io non ho imparato l’italiano è perché sono stupido. No, magari ci sono tanti motivi. Magari non era la mia priorità in quel momento. Magari non mi interessava abbastanza. Magari era un periodo in cui c’avevo mille cose e non avevo tempo anche per l’italiano. E queste sono tutte motivazioni valide.
(6:45)
Però, davvero la colpa era dell’insegnante brutto e cattivo o del libro di grammatica noioso? Perché, onestamente, secondo me… Allora, intanto
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